Pubblicato il 19 Ottobre 2023Ultimo Aggiornamento: 13 Luglio 2023

Nonostante la crescita esponenziale dei dati, degli strumenti di Intelligenza Artificiale e delle tecnologie analitiche, l’elemento umano rimane fondamentale nella presa di decisioni aziendali. In particolare, la sfera emotiva svolge un ruolo cruciale in questo processo, influenzando direttamente le scelte strategiche, le relazioni interpersonali e l’efficacia dei team.

 

Emozioni, bias e Decision-Making

Sarebbe sbagliato considerare le emozioni come fattori di disturbo che alterano il processo decisionale: esse vanno considerate piuttosto come elementi intrinseci di tale processo. Secondo il neuroscienziato Antonio Damasio, le emozioni e i sentimenti forniscono una valutazione rapida e spesso precisa delle opzioni decisionali a nostra disposizione. Questo perché le emozioni agiscono come bussola interna, guidando le persone verso ciò che percepiscono come vantaggioso o lontano da ciò che percepiscono come dannoso. Damasio suggerisce anche che il cervello umano è un simulatore di possibili future situazioni e si basa sull’esperienza passata. Quando ci troviamo di fronte a una decisione, il cervello crea simulazioni di varie opzioni e le valuta in termini di possibili risposte emotive (emozioni attese) e conseguenze somatiche. Questa simulazione aiuta a guidare la nostra decisione finale.

Tuttavia, le emozioni possono anche essere fonte di distorsioni cognitive o bias, che possono portare a decisioni meno che ottimali.

I bias emotivi possono influenzare profondamente la presa di decisioni aziendali. Tra questi, il bias di conferma – la tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo che confermino le nostre preconcezioni – è particolarmente insidioso. Questo fenomeno può infatti influenzare il modo in cui le persone percepiscono e reagiscono a nuove informazioni, spesso portandole a ignorare o sminuire le informazioni che contraddicono le loro credenze, mentre mettono in evidenza o valorizzano le informazioni che le supportano.

Ad esempio, se una persona crede fermamente che un particolare partito politico sia il migliore per il suo paese, potrebbe prestare più attenzione alle notizie positive su quel partito e ignorare o sminuire le notizie negative.  Le emozioni possono intensificare questo bias, poiché le persone sono spesso connesse emotivamente alle loro convinzioni e ipotesi.

Un altro bias emotivo rilevante è l’avversione alla perdita, che spinge le persone a evitare le perdite piuttosto che a cercare guadagni. Questo può portare a decisioni conservatrici e rischiose, come mantenere un progetto non performante per non ammettere un errore o evitare di investire in opportunità innovative per timore di perdere risorse. Questa tendenza, nota in psicologia come Sunk Cost Fallacy, ci porta a prendere una decisione sulla base del tempo, dell’energia o delle già investiti e non recuperabili (i cosiddetti “costi affondati” o “sunk costs”), piuttosto che basarsi su ciò che sarebbe la scelta ottimale per il futuro. Si tratta di un bias molto comune nel mondo finanziario, dove gli investitori spesso mantengono investimenti in perdita perché non vogliono ammettere di aver preso una decisione sbagliata o perché sperano che l’investimento si riprenderà, anche quando l’evidenza suggerisce che sarebbe meglio disinvestire.

La sfera emozionale gioca un ruolo essenziale nel Sunk Cost Fallacy, poiché alla sua base c’è un bisogno di coerenza, per il quale siamo anche guidati dal desiderio di apparire coerenti nelle nostre decisioni e la necessità di autogiustificarci, in quanto noi tutti sentiamo il bisogno di dimostrare a noi stessi e agli altri che la decisione originale era giusta, anche se le prove suggeriscono il contrario.

 

Resistenza agli insight

Oltre ai bias emotivi, la resistenza agli insight rappresenta un altro fenomeno rilevante nella presa di decisioni aziendali. Gli insight, o comprensioni profonde, sono spesso un motore di innovazione e cambiamento. Tuttavia, possono anche essere minacciosi, in quanto sfidano convinzioni consolidate e richiedono un cambiamento nel pensiero o nel comportamento.

Le emozioni giocano un ruolo chiave nella resistenza agli insight. La paura del cambiamento, l’ansia per l’incertezza e l’attaccamento emotivo alle idee o ai progetti esistenti possono portare a resistere agli insight, anche quando questi potrebbero portare a migliori risultati aziendali.

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Gestire le emozioni nelle decisioni aziendali

Riconoscere e gestire il ruolo delle emozioni nella presa di decisioni aziendali è cruciale per migliorare l’efficacia del processo decisionale. Questo richiede un ambiente di lavoro che valorizzi l’apertura emotiva e la consapevolezza, la formazione in materia di bias cognitivi e un approccio alla leadership che incoraggi l’esplorazione e la gestione costruttiva delle emozioni.

Un passo fondamentale è creare una cultura aziendale che valorizzi la diversità di pensiero e incoraggi l’espressione di sentimenti e percezioni. Le emozioni non dovrebbero essere viste come ostacoli, ma come parte integrante del processo decisionale. La consapevolezza delle proprie emozioni e di quelle altrui può migliorare la comprensione delle situazioni, l’empatia e la comunicazione, tutti elementi chiave per un efficace decision-making.

La formazione può anche svolgere un ruolo centrale per mitigare l’impatto dei bias emotivi. Comprendere come funzionano i bias emotivi e come possono influenzare le decisioni può aiutare i membri del team a riconoscere e a mitigare questi bias nei loro processi decisionali. Gli strumenti di formazione potrebbero includere corsi di formazione, workshop e coaching, con focus su argomenti come la teoria del bias cognitivo, la psicologia delle decisioni e le tecniche di consapevolezza emotiva.

Inoltre, i leader hanno un ruolo cruciale nel modellare un ambiente aziendale che gestisca in modo efficace le emozioni. I leader emotivamente intelligenti riconoscono e gestiscono le proprie emozioni e quelle degli altri. Creano un clima di sicurezza psicologica, dove le persone si sentono libere di esprimere i propri pensieri e sentimenti, comprese le preoccupazioni e le paure. Inoltre, incoraggiano un approccio aperto e curioso verso gli insight, riducendo la resistenza al cambiamento e creando le condizioni per l’innovazione e la crescita.

Sotto questo punto di vista, il data storytelling, l’arte di comunicare informazioni attraverso narrazioni basate sui dati, è un potente strumento nel processo decisionale aziendale. Oltre a rendere i dati più accessibili e comprensibili, infatti, il data storytelling può facilmente coinvolgere la sfera emotiva, influenzando la presa di decisioni a un livello più profondo.

 

Data storytelling e coinvolgimento emotivo

Le storie sono strumenti potenti per coinvolgere le emozioni. Creano un contesto e un significato, rendendo le informazioni più rilevanti e personali. Attraverso il data storytelling, i dati freddi e astratti diventano storie concrete che le persone possono percepire e con cui possono connettersi emotivamente. Questo coinvolgimento emotivo può intensificare l’interesse, la comprensione e la memorizzazione delle informazioni, facilitando la presa di decisioni informata dai dati.

La neuropsicologia fornisce ulteriori spiegazioni sul perché il data storytelling sia così efficace nel coinvolgere la sfera emotiva:  quando ascoltiamo o leggiamo una storia, le nostre menti la elaborano come se stessimo vivendo l’esperienza narrata. Questo fenomeno, noto come trasporto narrativo, coinvolge sia le aree del cervello legate al pensiero logico-analitico, come la corteccia prefrontale, sia quelle legate alle emozioni, come l’amigdala.

Inoltre, quando una storia suscita emozioni, viene rilasciato nel cervello il neurotrasmettitore dopamina, che favorisce la memorizzazione e la motivazione. Questo rende le informazioni presentate attraverso il data storytelling più memorabili e persuasive, aumentando la probabilità che influenzino le decisioni.

 

Data storytelling, emozioni e decisioni aziendali

Nel contesto aziendale, il data storytelling può facilitare la presa di decisioni coinvolgendo la sfera emotiva. Le storie basate sui dati possono rendere gli insight più tangibili e urgenti, suscitando emozioni che possono motivare all’azione. Ad esempio, una storia che illustra le potenziali conseguenze di un problema aziendale può creare un senso di urgenza molto più forte di una semplice presentazione di numeri. Allo stesso tempo, il data storytelling può aiutare a gestire i bias emotivi e la resistenza agli insight. Le storie possono fornire una cornice sicura per esplorare nuove idee o sfidare le convinzioni esistenti, riducendo la resistenza emotiva al cambiamento. Inoltre, le storie possono aiutare a mettere in luce i bias cognitivi, rendendo le persone più consapevoli di come le loro emozioni possono influenzare le loro decisioni.

Il data storytelling offre pertanto un modo efficace per coinvolgere la sfera emotiva nel processo decisionale aziendale. Oltre a rendere i dati più accessibili e memorabili, può suscitare emozioni che influenzano le decisioni e promuovono l’azione.  Tuttavia, è importante utilizzare il data storytelling in modo responsabile: le storie possono essere potenti ma, se usate in modo inappropriato, possono anche fuorviare o manipolare. È fondamentale aderire a principi etici nell’utilizzo del data storytelling, come la precisione, la trasparenza e il rispetto per le persone rappresentate nei dati.

Infine, il data storytelling dovrebbe essere un elemento chiave di una strategia di comunicazione dei dati più ampia. Altre tecniche, come l’analisi avanzata, possono integrare il data storytelling, fornendo approfondimenti più dettagliati e una maggiore flessibilità nell’esplorazione dei dati. Insieme, questi strumenti possono creare un ambiente in cui le decisioni aziendali sono guidate da una combinazione di dati, intuizioni e emozioni, massimizzando la capacità di navigare con successo nella complessità del mondo aziendale.

In conclusione, l’importanza del data storytelling nel coinvolgere la sfera emotiva nel processo decisionale aziendale è indiscutibile. La sua capacità di trasformare i dati in narrazioni significative e coinvolgenti rende questo strumento essenziale per le aziende che vogliono utilizzare i dati per guidare le loro decisioni e strategie.

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Noemi Speciale

Un articolo scritto da Noemi Speciale

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"To find signals in data, we must learn to reduce the noise, not just the noise that resides in the data, but also the noise that resides in us. It is nearly impossible for noisy minds to perceive anything but noise in data.” Stephen Few