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Digital Marketing Analytics

Tutto cambierà. Ma stai chiedendo ai tuoi clienti come?

Si avvicina la riapertura per tante attività produttive e molti si stanno preoccupando di cosa avverrà nei prossimi due-tre mesi. In realtà, questo è il momento giusto per prepararsi a quello che avverrà nel prossimo semestre, nel prossimo anno e sicuramente anche più avanti.

La Business Intelligence nella strategia di marketing

Business Intelligence è un termine sempre più frequente nel mondo del marketing, soprattutto in associazione con Data Storytelling, e forse ti sarai chiesto in che modo sono collegati questi due termini. Non si può fare Data Storytelling se non partendo da un buon set di dati, e non si possono raccogliere e interpretare questi dati se non tramite una corretta applicazione della Business Intelligence all'interno dell'azienda.

E-commerce a Natale: vantaggi e guadagni passano per la digital analytics

Dicembre: tempo di alberi di Natale, regali, presepi, regali, pandori e panettoni, regali, addobbi, regali, Michael Bublé e... abbiamo già detto regali? No, non siamo noi ad essere troppo cinici, in un improvviso impeto di consumismo sfrenato.

Big data marketing: il futuro del marketing è a misura di cliente

C’è una discrepanza tra ciò che viene detto nei convegni di settore, nei documenti previsionali, nelle interviste ad esperti e, dall’altra parte, ciò che accade nella realtà aziendale, soprattutto quella italiana.

“Digital Analytics per e-commerce”: il libro di Fabio Piccigallo

Chi non ha mai sentito parlare di Big Data, probabilmente negli ultimi 20 anni ha vissuto su Marte. O in alternativa su Giove. Perché, a meno di non averli passati in qualche bunker antiatomico senza contatto esterno alcuno, è praticamente impossibile non aver realizzato che sono ormai i protagonisti indiscussi delle imprese, del marketing, del business. Insomma: di tutto ciò che è mercato, commercio. Figuriamoci poi se è =&0=&-commerce!

Leggi sulla privacy, politiche sui cookies, discussioni su gps, rintracciabilità, social network, pagamenti online: tutto questo – e molto, molto altro – è Big Data. E, distopie da Grande Fratello a parte (quello di Orwell, non di Canale 5), le imprese e gli e-commerce in particolare hanno capito che =&1=&

Analisi SEO: perché farla aiuta a migliorare il posizionamento nella SERP

Acquistare visibilità su Google è l’obiettivo di chiunque abbia un sito web: essere in cima alla lista dei risultati dei motori di ricerca si tramuta quasi sempre in successo economico. Per questo motivo, oggi, si presta così tanta attenzione al fatto che i contenuti del sito siano scritti in ottica SEO. Che si provi a lavorare in autonomia per ottimizzare la SEO o che, nel tentativo di intercettare le logiche di Google, ci si affidi ad un SEO specialist, =&0=&. Altrimenti, come sapere dove mettere le mani? E soprattutto: come sapere se il lavoro di ottimizzazione SEO sta andando bene?
In questo post spiegheremo quali sono =&1=& e perché non dovresti mai farne a meno.

Avere un =&2=& è una delle conditio sine qua non dell’essere presente sul web: essere online ha senso solo se le persone interessate ai nostri servizi, ai nostri prodotti, a ciò che ha a che fare con la nostra attività, sono in grado di trovarci nel momento in cui navigano su Google. Finire persi nei meandri di internet, magari alla quarantesima ma anche solo alla settima pagina dei risultati, posizionati su parole sbagliate, con una metadescription (quelle poche righe sotto il risultato che spiegano il contenuto della pagina) incapaci di attirare l’attenzione dell’utente e fargli fare click, è come non esserci affatto. Anzi, è peggio: perché significa che stiamo solo sprecando soldi.

Che sia fondamentale lavorare continuamente sull’analisi SEO (gli algoritmi di Google cambiano e si perfezionano molto velocemente) è un fatto: così come è un fatto che, =&3=&

Google Analytics: cos’è davvero il Traffico Direct

Il Traffico Direct è senza dubbio la voce più ambigua tra le fonti di Google Analytics. Intuitivamente sembrerebbe riferirsi al traffico diretto, e cioè a tutti coloro che hanno materialmente digitato l’indirizzo web del sito. Tuttavia, a guardare le grosse percentuali di traffico web catalogato come “direct”, è subito evidente che debba esserci un’altra spiegazione. Possibile che così tante persone ricordino a memoria un URL? Magari anche di pagine interne? Ovviamente la risposta è no. Ma cos’è allora il Traffico Direct?

Chiunque abbia un sito web sa benissimo quanto sia importante monitorare le fonti di traffico. Capire da dove provengono gli utenti aiuta a capire cosa sta funzionando e cosa no. Le campagne social stanno funzionando a dovere? Il sito web è ben posizionato nella SERP? Le campagne AdWords stanno dando risultati o andrebbero riprogrammate? Come faccio a sapere quali fattori stanno generando visite verso il sito e quali no, se non osservo le fonti traffico?

Il problema è che, nell’analizzarle, spesso ci si pone un interrogativo: che cos’è il Traffico Direct? Le sorgenti del traffico su Google Analytics sono molteplici e vengono individuate tramite referrer, un apposito parametro che Google utilizza per identificare la provenienza dell’utente. In un certo senso, potremmo dire che l’attribuzione della fonte avviene tramite domande consequenziali. “È questa? No. Allora è quest’altra? No. Potrebbe essere quest’altra ancora?” E via così. Vediamo il processo nel dettaglio.

  1. Traffico a pagamento
    Google Analytics è in grado di individuare immediatamente tutto il traffico proveniente da campagne AdWords o DoubleClick. Non solo: riesce anche a riconoscere quello generato da campagne social, come ad esempio quelle su Facebook. In questo modo classificherà come traffico a pagamento tutto quello proveniente da post sponsorizzati, banner e simili.
  2. Traffico da referral
    Se la fonte non è stata individuata tra le campagne a pagamento, Google Analytics procede subito a verificare se si tratti di traffico da referral. Con traffico da referral si intende qualunque tipo di traffico che provenga da una fonte individuabile che indirizzi al sito. Le sorgenti possono essere molteplici: prima si verifica se la fonte è un motore di ricerca (nel qual caso si parlerà di traffico organico) poi se proviene da un social network (se non si impostano i parametri UTM per le campagne social, si rischia di vederlo come traffico organico: ecco perché poi i dati tra Facebook e Google Analytcis non coincidono) e via discorrendo.
  3. Traffico Direct
    Se la fonte del traffico non è attribuibile né ad una campagna, né ad una sorgente specifica, Google Analytics lo catalogherà in automatico come Traffico Direct. Si tratta, quindi, di una categoria ottenuta per sottrazione: è diretto tutto il traffico che non può essere catalogato diversamente. Ma quindi: cosa comprende il traffico direct su Google Analytics?

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Insomma: il traffico direct è ottenuto tramite un processo di esclusione. Se non viene dalle campagne, non viene dalle ricerche organiche, non viene da social network e non viene da siti terzi, deve per forza riguardare chi digita direttamente l’url, sbaglio? Certo che sbaglio! In realtà sotto la voce “Traffico Direct” ci finiscono tantissimi altri casi. Cerchiamo di capire meglio quali eventualità ricadono sotto la voce Traffico Direct:

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