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Grafici particolari: il grafico a cascata

Qualche tempo fa abbiamo inaugurato su questo blog la rubrica “grafici particolari”, dedicata a tutte quelle tipologie di data visualization inconsuete e fuori dal comune. Una scelta che a quanto pare è piaciuta molto, almeno stando a tutti i feedback positivi che stiamo ricevendo! In particolare, l’ultimo post dedicato al diagramma di Pareto ha avuto un certo successo: se te lo sei perso, corri a recuperarlo! E dunque, di fronte a tanto entusiasmo, non possiamo fare altro che andare avanti su questa strada. Continuiamo quindi questo meraviglioso viaggio alla scoperta di grafici poco utilizzati e parliamo, nel post di oggi, di uno di quelli più affascinanti e interessanti, soprattutto se abbiamo a che fare con dati di materia economica. Inutile creare mistero, lo spoiler è ovviamente già nel titolo: è arrivato il momento di approfondire il grafico a cascata.

Come leggere il grafico a cascata

Subito dopo il grafico radar che ha inaugurato questa serie, abbiamo dedicato spazio al già citato diagramma di Pareto e, prima ancora, al Bullet Graph: due grafici che rientrano in un certo senso nella famiglia allargata dei grafici a barre. Per chiudere quindi la raccolta di tipologie di visualizzazione che in qualche modo discendono dal grafico a barre, non resta che nominare quello che è forse il principale dei grafici particolari, quello che ogni volta che appare suscita nei non addetti ai lavori mormorii da “come si legge?“: stiamo parlando del grafico a cascata, anche conosciuto con il suo nome inglese, waterfall chart.
Fermiamoci un attimo qui, ai brusii di sgomento delle persone in difficoltà di fronte a una data viz con qualcosa di mai visto prima, o quasi. Sì perché, a costo di risultare pedanti e ripetitivi fino alla noia, è impellente ribadire un concetto fondamentale: i grafici particolari vanno usati con parsimonia e molta molta cautela. Devono essere una scelta estrema quando non si può fare altrimenti, quando dopo un attento calcolo di costi e benefici si arriva alla certezza assoluta che siano veramente il modo migliore per veicolare un certo messaggio e che le informazioni che si perderebbero scegliendo un altro grafico sarebbero troppe. Il gioco deve valere la candela. Non è che ci piaccia così tanto scrivere le stesse cose nei vari post (e infatti per approfondire l’argomento ti rimandiamo alla prima parte di questo post) ma ricorda che in cima ad ogni altra cosa c’è la necessità che il tuo interlocutore sappia comprendere il grafico. E comprendere un grafico a cascata, in effetti, non è così immediato.

Nonostante di fatto sia molto più semplice di quanto sembri a prima vista, l’impatto iniziale con il waterfall chart non è mai semplice e un certo grado di incertezza è sempre in agguato. Eppure, una volta capito il meccanismo, diventa tutto perfettamente leggibile. Il concetto è semplice: ogni barra evidenzia solo una porzione del totale o di un subtotale, come se mettesse in evidenza una sua parte nello specifico.
Facciamo un esempio pratico: il grafico a cascata qui su parte dal prezzo di listino per mostrare che, al netto dello sconto di distribuzione, il ricavo ammonta a 34,25 euro. Ma da cosa è composto questo ricavo netto? Nelle colonne seguenti sono mostrate i vari costi fino a che, nell’ultima colonna, resta il margine di guadagno, che ammonta a €9,44. Noterai che, partendo dai ricavi positivi, tutti i costi negativi vengono sottratti e risultano quindi “sospesi nell’aria”, così da lasciare ogni volta, alla fine, nuovamente il dato positivo. Più semplice guardare che leggere!

Quando usare il grafico a cascata

Per gli addetti ai lavori il grafico a cascata è estremamente semplice da comprendere ma, per una persona qualunque che si veda arrivare un report o un’analisi con una visualizzazione del genere, l’impatto – l’abbiamo detto – può non essere dei migliori. Abbiamo già raccomandato estrema cautela, quindi, nella scelta di optare per questa tipologia di data viz, ma ovviamente non basta. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: come capire quando usare il grafico a cascata? Come comprendere quando diventa realmente indispensabile ricorrervi?

Ormai presente anche tra i grafici nativi dello strumento di calcolo di casa Microsoft – a conferma del fatto che, nonostante quanto detto finora, di fatto il waterfall chart si sta affermando sempre più – questo grafico inusuale è ideale a mostrare in che modo un determinato dato è influenzato dai valori positivi e negativi che lo compongono. È questa, infatti, la sua particolarità, l’elemento di distinzione: quando pensiamo ai grafici di composizione e quindi, per intenderci, al modo in cui le varie parti formano il totale, siamo abituati a pensare solo a valori positivi. Pensiamo, in pratica, per addizioni: le categorie di merci che compongono il totale del venduto, i vari contributi apportati dai finanziatori di un progetto, la quantità di traffico generata da ogni tipologia di dispositivo. Ciò che non siamo abituati a fare, però, è pensare all’operazione di segno inverso: la sottrazione. Non immaginiamo mai, cioè, i valori negativi: nella maggior parte dei casi, semplicemente perché non esiste il negativo degli elementi che stiamo rappresentando. Non è così, ovviamente, nel caso dei bilanci.

I dati di natura economica, infatti, non sono sempre positivi. Ci sono entrate ma ci sono anche uscite. Ci sono guadagni, ma esistono anche le perdite. E il grafico a cascata è l’unico grafico di questo tipo a permettere di raffigurare anche i valori negativi: anzi, è esattamente questa la sua essenza. Lo ribadiamo: il suo scopo è illustrare il modo in cui un dato finale è influenzato dai valori positivi e negativi che lo compongono. Non c’è allora da stupirsi se, proprio come abbiamo visto negli esempi più su, viene utilizzato quando si parla di conti economici, ad esempio per mostrare in che modo il bilancio di un’impresa si costituisce a partire da entrate, uscite, costi, ricavi, ecc. Per capire quando usare il grafico a cascata, dunque, è opportuno chiedersi non soltanto se è essenziale mostrare la composizione di qualcosa (come avviene con il semplice grafico a barre impilate) ma anche se ci sono valori positivi e negativi da mettere in evidenza. Nel qual caso, via libera al grafico a cascata!

Di grafici particolari “figli” di quelli a barre, al momento, non ce ne vengono altri in mente. Ma non credere che questo esaurisca la nostra rubrica. Abbiamo già in mente il prossimo e qualcosa ci dice che potrebbe interessare molti… 😉 Stay tuned, che ci vediamo alla prossima puntata. Intanto, se ti va, scopri di più sui nostri corsi di visualizzazione dati!

 

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