Pubblicato il 13 Marzo 2018Ultimo Aggiornamento: 20 Settembre 2021

Ritrovarsi a dover prendere dei dati e visualizzarli graficamente può essere complesso. Non dal punto di vista tecnico, ovviamente. Ma sotto il profilo della riuscita del grafico. E cioè: la visualizzazione raggiunge il suo scopo o è stato tutto lavoro inutile? Se una data visualization ha come obiettivo quello di comunicare un’informazione, il fatto che riesca nel suo intento è fondamentale. Chiarezza, comunicatività ed efficacia vengono prima di tutto. Ma come essere sicuri di centrare l’obiettivo? La soluzione è più semplice di quanto si pensi – e proprio per questo è spesse volte ignorata. Bisogna farsi tre domande. Da lì, è tutto in discesa!

Come visualizzare i dati? I tre focus da cui partire: who, what, how

Negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i dati a nostra disposizione: se è vero che ogni cosa è un dato, allora ci sono e vengono prodotti da sempre. Ma è solo da poco che abbiamo gli strumenti e le capacità per raccoglierne così tanti ed analizzarli. È comprensibile, quindi, che sia anche aumentata di conseguenza la tendenza ad utilizzarli per i motivi più disparati. Accade sempre più di frequente, quindi, che ci si trovi a dover visualizzare dei dati per comunicarli a qualcuno.

Uno studente impegnato con le ricerche per una tesi di laurea; un direttore marketing che deve rendicontare i risultati dell’ultima campagna; un ricercatore a cui viene richiesto di presentare gli esiti delle sperimentazioni di un nuovo farmaco; un responsabile di progetto che deve reportare sistematicamente l’andamento dello stesso: cosa hanno in comune le loro visualizzazioni dati? Devono comunicare qualcosa a qualcuno. L’unico motivo per cui si creano data visualization è fare arrivare un’informazione ad altri.

Per questo motivo la chiarezza di un grafico è così importante e viene prima di tutto il resto, anche della sua bellezza. Solo che, mentre a mettere dati su excel ed estrarre un grafico sono bravi tutti, creare visualizzazioni efficaci non è così semplice ed immediato. Ci sono tante regole, molte dritte, decine di accorgimenti a riguardo. Ma la verità è che non esiste visualizzazione dati che sia comunicativa ed efficace che non tenga a mente tre concetti fondamentali. E cioè: a chi mi sto rivolgendo? Cosa voglio comunicare? Come lo faccio? Sono le tre domande cruciali della data visualization: cerchiamo di capire meglio come possono aiutarci.

Who: a chi ti rivolgi?

La prima domanda che bisognerebbe farsi quando ci si chiede come visualizzare dati efficacemente, è “a chi mi sto rivolgendo? Chi è la mia audience?”. Conoscere bene il proprio pubblico è essenziale, perché la comunicazione si modifica di conseguenza.

  • Quanto conoscono l’argomento? Quanto sono competenti in materia?
    Avere bene a mente quali siano le conoscenze della nostra audience rispetto a ciò di cui stiamo parlando, cambia il tono, il lessico, il grado di tecnicismo della presentazione;
  • Mi conoscono già? Hanno fiducia in me o devo conquistare credibilità ai loro occhi?
    È una domanda fondamentale da farsi, perché permette di capire se posso andare dritto al punto oppure ho bisogno di dimostrare come sono arrivato a quei risultati
  • Cosa si aspettano di sentire?
    È un quesito che non andrebbe mai sottovalutato. Le persone che mi ascolteranno hanno idee preconcette che dovrò smontare? Quanto sarà facile convincerli?

Tutte queste domande contribuiscono a strutturare la visualizzazione in maniera differente. Come visualizzare bene i dati se il pubblico a cui la data visualization è indirizzata è eterogeneo? In questi casi, bisognerebbe preparare grafici differenti a seconda dei diversi pubblici. Quando ciò non è possibile (e capita molto spesso), la cosa migliore da fare è focalizzarsi su chi dovrà prendere decisioni in base alle informazioni che stiamo comunicando, e tarare la visualizzazione dati su di loro.

What: cosa sto comunicando?

Lo ripetiamo perché ci teniamo a ribadire con forza il concetto: l’obiettivo ultimo di una data visualization è trasmettere un’informazione a qualcuno. Una volta individuato il destinatario della visualizzazione, il quesito su cui bisogna interrogarsi è “cosa sto comunicando?”

  • Cosa voglio che sappiano?
    Il segreto per capire come visualizzare i grafici nel modo giusto è avere bene in mente quale informazione si vuole far passare. Di tutto ciò che i dati contengono, quali sono le informazioni importanti? Cosa mi interessa che la mia audience sappia, alla fine? Cosa devo illustrare davvero?
  • Cosa voglio che facciano?
    Nella quasi totalità dei casi, quando si comunicano dati a qualcuno è perché quelle informazioni serviranno per prendere una scelta. Cosa voglio che facciano con queste informazioni? Quali azioni voglio che intraprendano? Focalizzare la risposta aiuta ancora una volta a capire su quali dati bisogna concentrarsi nella presentazione.

How: come comunico attraverso i dati?

Una volta individuati l’audience e focalizzato bene quali informazioni si vogliono comunicare e a quale scopo, il passo successivo diventa capire in che modo farlo. E cioè: come faccio a far capire quello che voglio far capire a chi lo voglio far capire? Sembra uno scioglilingua, ma in realtà la domanda da farsi è molto più semplice:

  • Quali dati supportano il mio obiettivo?
    Non tutti i dati, per quanto utili, supportano la narrazione scelta. Non tutti i dati, in altre parole, sono essenziali a veicolare l’informazione che ho scelto di comunicare. Rispondere a questa domanda aiuta a capire quali dati sono essenziali al mio scopo, quali cioè meritano di diventare grafici.

Quando ci si trova davanti a tanti numeri, tante informazioni, tanti schemi, riuscire a sintetizzare tutto il lavoro in pochi grafici e renderli comprensibili e utilizzabili da parte di chi ci ascolta non è affatto semplice. Prendersi qualche minuto di tempo per interrogarsi sull’audience, sul contenuto del messaggio e sul suo scopo e, infine, sulle modalità migliori per ottenere i risultati sperati, non è affatto una perdita di tempo. Anzi, aiuta a capire come visualizzare bene i dati.

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Un articolo scritto da Fabio Piccigallo

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