Pubblicato il 31 Gennaio 2023Ultimo Aggiornamento: 31 Gennaio 2023

Il data storytelling si potrebbe definire come l’arte di narrare i numeri e i dati. O ancora meglio: la capacità di estrapolare una storia da numeri e dati, trasformandoli in elementi capaci di arricchirne il senso: una capacità da acquisire con tempo e fatica, ma che può essere facilitata imparando e adottando le giuste tecniche e best practices sviluppate negli anni da numerosi autori e professionisti del settore.

Oggi, molte imprese devono obbligatoriamente confrontarsi con una grande mole di dati, spesso difficili da interpretare e correlare; in questo scenario, è semplice intuire come la figura del data analyst, ma soprattutto di un esperto in data visualization, assuma sempre più rilevanza. In questo articolo cercheremo di capire come concentrare l’attenzione dell’audience in modo che solo determinati dati, i più rilevanti agli scopi del business, vengano presi in considerazione dall’audience, emergendo in maniera netta da una grande quantità di numeri e di dati di minor importanza. 

Pochi ma buoni: scegliere i dati con cura

Per evitare inutili perdite di tempo e farsi sfuggire l’attenzione del pubblico è importantissimo più di ogni altra cosa saper selezionare i dati più importanti e renderli il più possibile fruibili in maniera immediata alla propria audience.

Chi desidera creare una presentazione davvero efficace, dovrà come prima cosa scremare i dati a propria disposizione, selezionando unicamente quelli più adatti al proprio scopo comunicativo. È uno step più complesso del previsto, perché prevede la capacità di lasciar andare informazioni che abbiamo e che verrebbe naturale mostrare. Perché allora metterle da parte? Perché riempire di input un grafico (o un report, una dashboard, una presentazione, ecc) non aiuta a mettere in luce l’informazione davvero importante. 

Chiaramente, selezionare il dato non basta: la parsimonia riguarda anche il livello di dettaglio necessario a illustrare i dati. Di volta in volta, è opportuno valutare se optare per visualizzare le informazioni mediante grafici, tabelle o testo con in mente sempre lo stesso obiettivo di comunicarle nella maniera più efficace possibile. Ad esempio è possibile illustrare un andamento annuo nelle vendite di un determinato prodotto sia tramite un testo scritto, sia tramite una tabella con dati suddivisi per mesi, sia tramite un grafico a linee. 

A seconda degli scopi della presentazione, infatti, andranno scelti strumenti di data visualization diversi: il testo, magari in combinazione con una tabella ben redatta, sarà molto utile nel caso in cui sia necessario illustrare i dati in proprio possesso in maniera molto specifica e approfondita; al contrario, nel caso in cui sia necessario illustrare un trend, un grafico a linee sarà sicuramente la scelta più adeguata. 

Selezionare i dati essenziali e mostrarli mediante la tipologia di visualizzazione più adatta è un primo passo per focalizzare l’attenzione dell’interlocutore, ma non basta. Serve fare uno step in più.

Impara a padroneggiare l’arte del Data Storytelling

Focalizzare l’attenzione: su quali elementi agire

La verità è che, per catturare l’attenzione del lettore, o di chi assiste a una presentazione, l’utilizzo corretto e sagace del design è di fondamentale importanza. Non solo: il data storyteller esperto deve essere a suo agio con il concetto di attributo preattentivo, ossia una componente grafica che sia capace, agendo sulle strutture percettive cerebrali, di far risaltare all’interno di un testo o di un grafico un determinato set di dati.

In breve, si tratta di elementi grafici capaci di catturare l’attenzione di chi legge, o assiste alla presentazione. Tali elementi suscitano attenzione quasi a livello inconscio; anzi, il buon design, nel mondo del data storytelling, è talmente efficace da nascondersi, perché tutta l’attenzione viene dedicata proprio ai dati che si desidera mettere in risalto.

Gli attributi preattentivi possono essere i più svariati: una modifica nelle dimensioni del font, ad esempio, uno spessore maggiore di un set di dati in un grafico a linee, ma anche l’utilizzo di determinati colori possono assolvere una funzione preattentiva. Naturalmente, se i dati da sottolineare sono particolarmente importanti, sarà possibile utilizzare anche più di un attributo preattentivo in contemporanea.

Tra questi, il colore è un elemento fondamentale. Esistono colori per così dire parlanti: il rosso, per evidenziare un aspetto negativo; il blu, e il verde, per evidenziare un aspetto positivo. Nella realizzazione di un grafico è inoltre possibile utilizzare dei marcatori per sottolineare alcuni dei dati più importanti. Oppure, è possibile colorare diversamente delle linee, o scegliere di adottare uno spessore maggiore per una linea che rappresenta un trend di grande interesse.

La scelta degli elementi preattentivi da utilizzare va effettuata con grande attenzione. Solo gli elementi più importanti per la presentazione dovranno essere evidenziati: uno stesso grafico, contenente gli stessi dati, potrebbe avere un impatto molto diverso evidenziando una linea al posto di un’altra. Insomma: la forma, intesa nel senso di design dei grafici, è capace di far assumere significati diversi a uno stesso set di dati, letteralmente trascinando l’attenzione del lettore in direzioni diverse.

 

È importante ricordare, infatti, che data storytelling non significa disegnare dei bei grafici: il data storytelling è una disciplina ben più sfidante che, padroneggiata, permette di identificare, con la massima precisione possibile, il mezzo e il modo più adatto per illustrare in maniera puntuale, efficiente e precisa un certo set di dati, tenendo in conto soprattutto lo scopo finale della presentazione. Per farlo, deve necessariamente catturare l’attenzione della propria audience e mantenerla costante fino al termine del data storytelling. Non è facile, ma ripulendo le visualizzazioni dati e evidenziando ciò che conta, si è già un passo avanti. Per imparare a farlo bene… beh, i nostri allievi ci mettono ore e ore di corso! Vuoi imparare anche tu?

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Noemi Speciale

Un articolo scritto da Noemi Speciale

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"To find signals in data, we must learn to reduce the noise, not just the noise that resides in the data, but also the noise that resides in us. It is nearly impossible for noisy minds to perceive anything but noise in data.” Stephen Few