Pubblicato il 30 Settembre 2021Ultimo Aggiornamento: 4 Ottobre 2021

Quando si parla di storytelling si intende una strategia comunicativa persuasiva che si basa sulla narrazione di una storia. Ha preso piede negli ultimi anni soprattutto nell’ambito del marketing pubblicitario, ma viene utilizzata anche in ambito aziendale per rendere più fruibili processi comunicativi che altrimenti risulterebbero pesanti e noiosi. Quando poi si basa su dati e numeri, si parla di Data Storytelling.

Normalmente, quando si parla di storytelling, si è abituati a percepirlo come un processo lineare, che parte da un punto e attraversa numerose fasi, per giungere infine a delle conclusioni, come quando in un film a seguito di un delitto viene svolta un’indagine per trovare un assassino. 

Si è invece dimostrato particolarmente valido lo storytelling rovesciato che, invece di avere una struttura lineare, segue un modello circolare, ribaltando l’ordine degli eventi: partendo dai risultati anziché dalla problematica. 

La struttura a narrazione inversa, per quanto fondamentale, non è però l’unico elemento da tenere in considerazione nell’elaborazione di un intervento, una presentazione, una reportistica o un qualunque lavoro che faccia uso del Data Storytelling. 

Come strutturare uno Storytelling efficace

Perché lo storytelling sia davvero efficace non deve essere improvvisato, seppur sincero e ricco di particolari. Lo scopo della narrazione non è solo essere ascoltati dal pubblico, ma anche catturare la sua attenzione, coinvolgerlo nello sviluppo della storia. Un racconto che tocca gli ascoltatori deve necessariamente seguire una struttura basata su alcune regole: nei prossimi paragrafi cerchiamo quindi di capire quali sono i passaggi chiave per una narrativa di successo e di forte impatto.

Iniziare dalla fine

La narrazione inversa, ossia il fatto di cominciare dalla fine, quindi dai risultati, può sembrare paradossale e può spingere a pensare: chi mai ascolterebbe con interesse un intero intervento nel quale è chiaro fin dall’inizio qual è il punto di arrivo?

Ebbene, alcuni studi hanno dimostrato che invece lo svelare fin da subito l’esito dei propri studi o il risultato delle proprie analisi coinvolge addirittura maggiormente il pubblico rispetto a un classico e lineare storytelling. Gli ascoltatori, infatti, si renderanno partecipi della narrazione e saranno portati a ritrovare in essa le conferme di ciò che è stato loro precedentemente rivelato. 

Se si volesse fare un paragone cinematografico, uno storytelling rovesciato sarebbe un po’ come un film dove la scena dell’omicidio viene mostrata fin dall’iniziok e in seguito vengono mostrate le indagini che porteranno gli investigatori ad incastrare l’assassino.

Non divagare

Tanto nello storytelling classico quanto in quello rovesciato è fondamentale non perdere mai di vista il tema centrale del proprio intervento. È normale aprire delle parentesi narrative, per raccontare degli aneddoti o per approfondire dei concetti, ma l’importante è che questi risultino davvero utili alla tesi che si sta sviluppando, per evitare di perdersi e, di conseguenza, perdere anche l’attenzione del pubblico. 

Lo stesso discorso vale per la scelta dei materiali di ausilio al Data Storytelling: i grafici da mostrare vanno selezionati con criterio, concentrando la propria attenzione solo su quelli veramente necessari ad avvalorare la propria tesi, senza quindi produrre presentazioni eccessivamente prolisse che annoierebbero gli ascoltatori. È dunque fondamentale seguire il principio del “poco ma buono” anche nella narrazione inversa.

Confermare le proprie tesi

Un altro passaggio necessario per la buona riuscita del Data Storytelling è il confermare le tesi che inizialmente sono state esposte: nel corso dell’esposizione sarà necessario, di volta in volta, sottolineare il diretto collegamento con ciò che fin da subito è stato presentato come il risultato.

Per avvalorare le proprie tesi sarà utile mostrare, dunque, quei grafici o quelle tabelle che diano concretezza alle informazioni di cui si sta parlando: l’associazione di verbale e visivo, inoltre, darà al pubblico una maggior sensazione di credibilità e lo spingerà a continuare a seguire il discorso con attenzione. In generale, nello storytelling come nella reportistica, avvalorare le proprie tesi con dati concreti è sempre una buona base per rendersi autorevoli

Inoltre, per concludere il proprio intervento e renderlo ancora più efficace, un valido consiglio è di effettuare un reverse storyboarding, una sorta di riepilogo ordinato di tutte le informazioni fornite, durante il quale vengono però ripresi e messi in risalto i punti chiave.

E tu? Hai già iniziato a pianificare il tuo prossimo Storytelling? Seguici per tenerti aggiornato! 

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Un articolo scritto da Fabio Piccigallo

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